José Ramón Valbuena, coach e formatore ci da alcuni suggerimenti sul futuro dell’occupazione

Nell’ultima decade abbiamo vissuto ininterrottamente dei cambiamenti che si sono prodotti a un ritmo quasi vertiginoso. Le nuove tecnologie e internet hanno cambiato tutto.
Anche il lavoro e il futuro dell’occupazione.

Quei lavori che solo qualche anno fa ci sembravano appartenere a un romanzo distopico oggi invece sono realtà, una realtà in cui vediamo la normalizzazione di alcune professioni che solo poco tempo prima erano pura utopia.
Cosa avresti pensato dieci anni fa se ti avessero detto che diventare pilota di droni è una delle professioni con maggiore proiezione nel futuro?
Probabilmente la prima cosa che avresti chiesto sarebbe stata cosa mai fosse un drone.

Di tutto questo e del futuro dell’occupazione ho avuto l’opportunità di parlare con José Ramón Valbuena, coach e formatore specializzato in ambito laborale ed esperto di impiego e leadership.

Attraverso questo post mi piacerebbe condividere con voi le impressioni che ci siamo scambiati…

Intervista a José Ramón Valbuena, coach e formatore

Cominciamo parlando dei più giovani. Il futuro è delle nuove generazioni, quindi mi interessava sapere qual è la visione di un esperto di leadership circa le sfide alle quali la gioventù deve far fronte.
E questo è ciò che J.R. mi ha risposto:

Penso che nelle scuole abbiamo un grande problema che riguarda l’ascolto.
I centri di formazione e specializzazione non stanno ascoltando e non stanno neanche soddisfacendo le necessità delle organizzazioni di oggi.

Oggi datori di lavoro, quadri direttivi e responsabili hanno delle necessità specifiche e chiedono determinate abilità alle quali non si presta attenzione.
La grande sfida forse risiede proprio in questo, nella formazione, nella capacità e predisposizione delle scuole ad adattarsi alla realtà“.

Quindi a tutti questi giovani che stanno completando la loro formazione o sono in procinto di terminare l’università, che consiglio daresti?

Il successo non è solo una questione di formazione ed esperienza. Naturalmente questi sono aspetti importanti ma la vera chiave del successo risiede nell’attitudine.
Il mio consiglio è quello di affrontare la transizione al mondo del lavoro con un sorriso e con attitudine positiva e proattiva.

Penso che ci siano molti giovani preda di inquietudini eppure con idee molto buone…
Cosa diresti a questi giovani con spirito imprenditoriale che sono disposti ad avviare un’attività e a trasformare le loro idee in un business?

“Per esperienza personale e per l’esperienza che mi hanno dato tutti questi anni lavorando come professionista e imprenditore, parlerei nuovamente loro dell’importanza dell’attitudine.”

“Ti racconterò la mia esperienza personale: nel 2016, a causa di una serie di difficoltà che stavo affrontando nella mia vita, entrai in contatto per la prima volta con il coaching, quasi per caso. Un amico me lo consigliò come la strada per migliorare la mia situazione. Non solo mi fu d’aiuto ma scoprii che era la mia passione.

Sei anni più tardi, un procedimento di licenziamento collettivo nella mia impresa mi fece ritrovare in una condizione di instabilità all’età di 48 anni…
Sarò sincero Erick, quel giorno in cui ho perso il lavoro non fu un giorno triste, fu per me l’inizio di un cammino che mi portava verso il mio sogno: diventare un Formatore e Coach professionale.

Con la stessa sincerità devo riconoscere che non fu facile. Ho dovuto lasciare la mia zona di comfort, reinventarmi, formarmi e cominciare quasi da zero.
Ho investito molto tempo, tutta la mia voglia e anche buona parte del mio denaro.
Pian piano le porte iniziarono ad aprirsi, ho iniziato a vedere nuove strade e possibilità…

Probabilmente l’ostacolo maggiore con il quale mi sono dovuto confrontare ero io. Le mie paure. E per far fronte a tutto questo, lo dico ancora una volta, l’ATTITUDINE è stata decisiva e determinante.”

Intervista a Gonzalo Sacho e Alejandro Yelo, creatori di Drivr

Cos’è DRIVR?
DRIVR è un’applicazione che offre la possibilità di trovare dei conducenti su richiesta attraverso un meccanismo basato su offerte, affinché un autista di fiducia possa condurre il cliente a destinazione con l’auto del cliente stesso. Sarebbe come a dire “dammi le chiavi, guido io”.
È un sistema nuovo per spostarsi a Madrid, comodo e sicuro.

Come avete avuto l’idea? Come avete rintracciato le necessità legate a un servizio del genere? Come avete visto le sue possibilità?

Ci sono stati momenti in cui noi per primi abbiamo avuto questo tipo di necessità, in occasione di riunioni familiari, cene fra amici, mancanza di tempo per andare a fare la revisione, etc.

Ma l’idea nasce anche dalla quantità di incidenti notturni causati dal consumo di alcol e dal fatto che sono in molti a ritrovarsi nella condizione di utilizzare l’auto perché è difficile spostarsi di notte se non con un taxi o un servizio Uber (che implica due corse e un costo elevato del servizio) oppure affidandosi ai mezzi pubblici ma adeguandosi agli orari di trasporto.

Questo, insieme alla mancanza di responsabilità dei giovani, è stato il punto di partenza del nostro servizio. All’inizio di questa iniziativa volevamo essere uno strumento per ridurre il numero di persone che guidano un auto sotto gli effetti dell’alcol.

Siete i primi a lanciare un’app di questo tipo?

Si e no. Esistono piattaforme simili, però nessuna che metta in diretto contatto conducenti e clienti e molte meno sono quelle che lo fanno attraverso un sistema di offerte.

Dove offrite il vostro servizio?

Abbiamo cominciato a muoverci a Madrid, DRIVR può coprire qualsiasi tragitto che abbia inizio e fine nella comunità di Madrid.

Volete espandere il vostro servizio in altre zone della Spagna?

La nostra idea, secondo il nostro business plan, è quella di lanciare nel 2018 una nuova app che ci permetta di offrire il servizio in tutta la Spagna e, se tutto procede come adesso e manteniamo questo livello di crescita, studieremo la possibilità di agire a livello internazionale.

Quali difficoltà avete avuto nel creare DRIVR?

Le stesse che incontrano tutte quelle imprese innovative che si stanno lanciando nel mercato, a queste bisogna aggiungere la grande disinformazione che c’è sui permessi e licenze degli autisti e soprattutto la difficoltà di trovare assicurazioni che coprano questo tipo di operazioni.

Possiamo dire che il sistema di pagamento è l’unica difficoltà che fino ad ora non abbiamo potuto risolvere, ma cambierà con la nuova app del 2018, con la quale potremo essere presenti su tutto il territorio nazionale.

Per il momento si paga direttamente al conducente e ognuno può accettare la forma di pagamento che preferisce. In genere in contanti. Non possiamo obbligare i conducenti ad accettare una determinata forma di pagamento o un’altra, né fissare i prezzi, perché siamo semplicemente lo strumento che mette in contatto i conducenti con gli utenti affinché possano muoversi in un modo differente, più comodo e sicuro. Per noi sono clienti tanto i conducenti quanto gli utenti finali del servizio, perché non esisterebbero gli uni senza gli altri.

Con la nuova applicazione si potrà pagare il servizio una volta concluso. Il denaro si bloccherà e si pagherà al conducente una volta che il cliente da l’ok per concludere la corsa.

Gonzalo Sacho DRIVR

Gonzalo Sacho DRIVR

Tutti gli imprenditori strutturano un’analisi SWAT al momento di sapere se la loro iniziativa ha possibilità di successo oppure no: Difficoltà, Minacce, Punti di Forza e Opportunità. Detto in un altro modo, quali sono i punti deboli e i punti di forza e quali sono, da un punto di vista esterno, le resistenze sfavorevoli e le congiunture favorevoli per mettere in marcia l’iniziativa. Potete dirci qual è la vostra analisi SWAT in DRIVR?

In effetti la nostra analisi SWAT ci è stata utile al momento di sapere se la nostra iniziativa era fattibile e consigliamo a tutti gli imprenditori di non avviare mai un’attività senza prima analizzare la fattibilità dell’idea e la sua ipotesi di successo.
Se raccontassimo più nel dettaglio la nostra analisi SWAT dovremmo rivelare molti dati ai quali non ci è stato facile arrivare, anche difficoltà che all’inizio non avevamo previsto e che una volta avviato il progetto abbiamo dovuto prendere in considerazione.

A ogni modo c’erano degli aspetti molto chiari: la nostra applicazione era differente, con un servizio nuovo sul mercato e un’alternativa di buona qualità ai mezzi di trasporto tradizionali; allo stesso tempo però eravamo coscienti di quello che facevamo e dei rapporti un po’ “focosi” che ci sono fra quelli che fanno i tassisti da tutta una vita e le imprese come Uber, Cabify o Car2Go.

E in effetti in questo senso è stato complicato, però vorremmo ribadire una cosa sulla quale torniamo molte volte: non vogliamo essere una concorrenza per il servizio taxi, questo strumento è pensato anche per loro, perché sono i primi a soddisfare i requisiti obbligatori per i conducenti e DRIVR può diventare un servizio nuovo che offrono ai loro clienti, quindi un’entrata extra.

Dal punto di vista dell’utente, supponendo che io volessi provare il vostro servizio, mi chiederei: “posso fidarmi di uno sconosciuto che guida la mia auto?”.
Come affrontate questi dubbi?

Tutti i nostri DRIVR hanno un sistema di valutazione che da loro un punteggio in funzione della soddisfazione dei clienti ai quali hanno prestato servizio. Inoltre noi diamo la garanzia che soddisfano i requisiti stabiliti dall’applicazione e dall’assicurazione e abbiamo tutte le informazioni e i dati di registro per poter identificarli tutti.

“Un DRIVR non è una persona qualsiasi di cui non si sa assolutamente nulla. È un lavoratore indipendente che vive grazie alla possibilità di realizzare questo tipo di servizio e quindi è lui il primo ad avere interesse nel posizionarsi come un DRIVR valutato molto bene sulla piattaforma”

In caso di incidente chi ne sarebbe responsabile? Il conducente oppure l’utente?

Qualora dovesse accadere un episodio del genere, anche se in più di 500 corse concluse non è mai successo, e nell’ipotetico caso che la colpa fosse del DRIVR e non dell’altro conducente, entra in gioco il ruolo dell’assicurazione che tutti i DRIVR hanno e che copre fino a 100.000€ di danni causati non coperti dall’assicurazione del proprietario.

Quanti DRIVR ci sono in Spagna?

Possiamo fare affidamento su più di 30 DRIVR attivi che ogni giorno lavorano a Madrid, un numero costantemente in crescita e che è molto più ampio se consideriamo anche i DRIVR attivi solo nel fine settimana.

Con che flusso di utenti avete a che fare?

Approssimativamente conoscono la nostra app circa 2.000 utenti e abbiamo già realizzato più di 500 corse.

Qual è il profilo del vostro cliente tipo?

Soprattutto uomini con un’età compresa fra i 25 e i 28 anni. Come dicevamo prima, questo è imputabile al fatto che la nostra app è stata aperta con un focus sul servizio notturno.
Fra qualche mese e con una nuova offerta dei servizi potremo rispondere nuovamente a questa domanda.

Fra tanti servizi di cui i clienti possono usufruire, qual è quello più richiesto?

Come abbiamo detto all’inizio abbiamo presentato la nostra app come un servizio notturno e quindi logicamente è stato questo il servizio più richiesto. La buona risposta del mercato e le richieste dei clienti ci hanno spinto a crescere e ora possiamo offrire DRIVR in qualsiasi situazione in cui l’utente non ha voglia o non è in condizioni di guidare.

  • Ogni tipo di eventi e celebrazioni (matrimoni, comunioni,etc)
  • Per le persone di una certa età
  • Conducenti per effettuare il collaudo
  • Aeroporto
  • Recuperare macchine dopo un alcol test
  • Conducenti a ora (andare a fare spese, una giornata in città, commissioni,etc.)
  • Lavoro
  • Laboratori
  • Spostare auto aziendali

Avete già avviato o pensate di avviare altre iniziative innovative?

Al momento siamo concentrati su questa iniziativa. È qualcosa su cui abbiamo investito molto, non solo per il servizio che offriamo ma anche per la mancanza di consapevolezza che esiste in Spagna al momento di guidare l’auto quando non siamo in condizioni di farlo, qualunque sia il motivo. Vogliamo essere uno strumento che aiuti a diminuire gli incidenti offrendo un servizio a basso costo, sicuro e di facile accesso.

Raccontateci della vostra esperienza come imprenditori

Spesso quando si parla di attività imprenditoriali crediamo erroneamente che sia tutta una questione di avere quell’idea innovativa che sappia incastrarsi perfettamente nel mercato.
Per noi essere imprenditori è un lavoro che richiede uno sforzo in più: realizzare studi accurati sulla popolazione, prodotti sostitutivi, l’accoglienza che può trovare l’idea sul mercato e un’infinità di problemi che comporta il creare qualcosa che non è mai esistita fino a quel momento.

A ogni modo e aldilà delle difficoltà che abbiamo incontrato, ci emoziona vedere come la nostra iniziativa funziona, le opinioni positive dei clienti che ci invogliano a continuare a crescere e che ci fanno capire che abbiamo trovato una nicchia nel mercato per un’app che, oltretutto, speriamo possa essere utile anche per ridurre il numero degli incidenti automobilistici.

Più notizie: diariocritico.com

Nota audio del programma “Levántate y Cárdenas” luglio 2017 (in spagnolo)

Quel primo di luglio in cui ho detto “basta”!

Ognuno di noi ha delle date importanti, date che hanno segnato il corso della nostra vita, anche io ovviamente ho le mie. Oggi voglio condividere con te una di queste date, una di quelle più importanti, quel primo di luglio in cui ho detto basta

Quel giorno d’estate di ormai 6 anni fa ho detto basta, ho lasciato l’azienda per la quale lavoravo con l’intenzione di iniziare a intraprendere la professione di lavoratore autonomo e la mia avventura come imprenditore

Quel che è certo è che non avevo alcun dubbio. Ero molto sicuro della decisione che avevo preso; però devo riconoscere che allo stesso tempo, anche se in maniera controllata, ero preoccupato per quello che mi aspettava…

Se mi hanno insegnato qualcosa le 42 primavere che mi porto sulle spalle è che le preoccupazioni e la paura fanno parte della vita stessa .

Dobbiamo imparare a vivere con esse. E quanto prima lo accettiamo e impariamo meglio è. Inoltre non solo dobbiamo imparare a convivere con la paura e le preoccupazioni, ma dobbiamo anche imparare a essere grati del fatto che siano presenti nella nostra vita. Non dobbiamo fuggire quando ce le troviamo davanti!

Ho sempre pensato che in qualche modo sono la vera essenza della vita stessa. Sentire la paura e avere delle preoccupazioni ci fa sentire vivi, ci obbliga ogni giorno a superare noi stessi; sono in qualche modo gli ingredienti fondamentali per crescere nella nostra vita.

Quel giorno lasciavo alle mie spalle più di dieci anni fantastici in un’azienda che mi aveva permesso di crescere come  professionista e anche come persona.
Un’azienda alla quale sarò grato per tutta la mia vita.

Il giorno che ho detto BASTA

Era arrivato però il momento di dire basta.

Non c’era più niente da dire…il matrimonio era finito, l’amore si era spento e le nostre strade dovevano separarsi.

Fra me e la mia azienda ad avere il concetto più chiaro ero ovviamente io. Le aziende migliori non hanno mai impiegati indispensabili e inoltre io ero molto lontano dall’ esserlo.

Per un altro verso, quel giorno io stavo perdendo tutto per cercare di vincere tutto.
Perdevo la sicurezza, perdevo un lavoro molto ben pagato, perdevo i colleghi dai quali apprendevo ogni giorno, perdevo la possibilità di avere una carriera importante e mi obbligavo ad affrontare il mondo.

Nella cultura latina la paura del fallimento è un cancro orribile.

Negli Stati Uniti invece se a un colloquio di lavoro affermi di non aver mai fallito in vita tua, allora puoi star sicuro che il tuo processo di selezione terminerà in quello stesso istante.

La paura del fallimento è ciò che ci paralizza, è ciò che ci fa cadere in trappola e finisce col convincerci a tornare indietro perché…chissà cosa dirà la gente se le cose non andranno bene!

Perché ci sentiamo liberi di dire e fare quello che ci passa per la testa quando siamo lontani dal nostro paese?
Perché perdiamo la paura che qualcosa possa andare male. Perché sembra che i chilometri non ci allontanino solo fisicamente ma mettano anche una certa distanza fra noi e la paura di affrontare quello che potrebbero pensare familiari e amici…
Perdiamo la paura di osare assumendoci il rischio di renderci conto che SÌ possiamo farlo.

Passiamo ogni giorno molte ore del nostro tempo nel nostro posto di lavoro. Ti invito a farti questa domanda: vale la pena lasciarsi trasportare da una vita che non ci appartiene o forse sarebbe meglio correre il rischio e lottare per un futuro professionale diverso, felice e che ci riempia di orgoglio?

Non è facile. Ovvio! Però sono assolutamente certo che ogni singola persona di questo mondo non solo abbia il diritto ma anche il dovere nella sua vita di ottenerlo e lottare per questo.

Non sei felice con il tuo lavoro?

Smettila di lamentarti oggi stesso! Forse è arrivato il momento che anche tu dica “basta”. Lamentarsi è la cosa più stupida che una persona possa fare.

Tutti abbiamo la possibilità di cambiare il ritmo della nostra vita allo scopo di raggiungere la felicità perché la felicità non è un momento, non è un istante, lo vedo ogni giorno con il mio lavoro.

Chi afferma il contrario lo fa perché purtroppo non ha ancora incontrato la felicità nella sua vita. E forse fa questo tipo di affermazioni perché prova invidia verso coloro che SÌ si considerano felici.

Vuoi farlo?

Allora avanti! Non è un cammino facile, lo sai, però è come impegnarsi per una professione dura come quella di IRON MAN…devi prepararti per anni prima della competizione. E quando arriva il momento della sfida devi saper mescolare in modo perfetto muscoli e cervello. Nessuno  dei due ti farà arrivare in finale senza l’aiuto dell’altro.

Però una volta che sei arrivato…WOW!
Che bello viverlo, sentirlo, raccontarlo…e soprattutto fare in modo che sempre più persone possano provarlo.

Se vuoi essere un imprenditore dovrai imparare a prendere decisioni rapide

tomar decisiones

Nella vita si prendono continuamente delle decisioni. Anche quando non decidiamo stiamo in realtà decidendo.

Parliamo di progetti e attività imprenditoriali. Diventare imprenditori significa prendere decisioni sin dal principio…Alcune evidenti e prevedibili; in altre occasioni però le circostanze ci obbligheranno ad agire in modo rapido; scegliere, decidere, prendere decisioni in pochissimo tempo.

Questa è una costante sin dall’inizio di qualsiasi progetto e continuerà a esserlo durante tutto il percorso di vita del progetto.

La chiave per prendere decisioni consiste nel focalizzarsi in esse e prendere coscienza della scelta in questione, per analizzare la situazione, valutare i pro e i contro e tenere in conto tute le opzioni che abbiamo.

Non sempre però le cose sono facilmente controllabili, passiamo troppo tempo soppesando le possibilità che abbiamo e quindi ci mettiamo troppo ad agire.
Ci saranno anche delle volte in cui non potremo controllare il tempo che abbiamo a disposizione per prendere una decisione e dobbiamo agire e decidere mentre siamo in cammino, in maniera immediata.

Quel che è certo è che davanti a tutte queste possibili circostanze la cosa migliore è essere preparati.

Diventare imprenditori vuol dire essere flessibili

La flessibilità deve essere una delle caratteristiche di qualsiasi imprenditore.
Solo la capacità di adattarci a qualsiasi situazione, di fluire, ci permetterà di sopravvivere. Quelli che si sono già avventurati nell’avviare un progetto imprenditoriale lo sanno molto bene, per quanto possiamo pianificare, per quanto possiamo definire ogni tappa o fase, la realtà ci mette sul cammino delle variabili che non sempre abbiamo previsto.

Inoltre questo aspetto assume un andamento esponenziale. Man mano che il progetto avanza e cresce appariranno più situazioni in cui la capacità di prendere decisioni in maniera rapida ci sarà molto utile.

Come migliorare la tua capacità di prendere decisioni rapide

Come qualsiasi altro imprenditore anche io mi sono confrontato con questa realtà e ho sperimentato la necessità di imparare a prendere delle decisioni rapide.

Mi ha aiutato molto cominciare ad allenarmi nelle situazioni quotidiane.
Può sembrare banale ma il semplice fatto di non metterci un’eternità davanti al menù di un ristorante per me ha fatto la differenza. Una scelta rapida dopo un’occhiata veloce, può sembrarvi incredibile, ma può essere di grande aiuto.

Decidi senza pensarci troppo! Corri il rischio di riceve una sorpresa…potrebbe essere negativa ma anche decisamente positiva.

È un esercizio molto semplice. I rischi sono bassi e sono sicuro che ti aiuterà ad abituare la tua mente a reagire in maniera rapida.

Se vuoi diventare imprenditore: pianifica e poniti obiettivi ambiziosi

planifica

Lanciarsi in un’avventura imprenditoriale non è complicato, almeno all’inizio.
Di fatto iniziare il cammino è la parte più facile e inoltre ci dà anche una scossa di adrenalina. Il difficile arriva man mano che continuiamo…

La perseveranza è gran parte di ciò che differenzia gli imprenditori di successo da quelli che abbandonano lungo il cammino. 

Se hai deciso di avviare un’attività imprenditoriale ti faccio i miei complimenti e mi prendo la libertà di darti un consiglio: non avere fretta.
Più avanti, lungo il percorso, ci saranno poi i momenti in cui accelerare.

Forse le tue circostanze non sono del tutto favorevoli…però se sei determinato e credi nel tuo progetto non desistere e non cedere davanti alle prime pressioni, almeno non per quanto riguarda la pianificazione del progetto.

Cosa, come e quando

Focalizzati su quello che vuoi fare. E una volta che lo avrai ben chiaro, definisci molto bene quello che andrai a fare; sicuramente questo percorso ti porterà a fare i conti con possibilità che neanche avevi immaginato, ma è comunque necessario definire bene quello che andrai a fare per non rischiare di perderti. E finalmente, quando avrai chiaro quello che farai, è molto importante che tu definisca come e quando lo andrai a fare.
Metti sul tavolo tutte le tue risorse e gli strumenti e in base a questo disegna il tuo progetto. Quasi certamente incontrerai difficoltà o mancanze; o per lo meno aspetti che richiedono di essere migliorati; Non ignorarli! Al contrario, tienili ben presenti perché sicuramente ti creeranno delle difficoltà a un certo punto del percorso.

Avere sempre ben chiare le tue mancanze e lavorare duro per migliorarle è ciò che farà di te un buon imprenditore.

Il cammino non sarà sempre facile, così ti anticipo che dovrai poter contare su molta costanza e rigore, sono queste infatti le chiavi per costruire il tuo progetto su una base solida.

Poniti obiettivi che siano ambiziosi

Non esistono piccoli sogni. Poniti obiettivi che siano ambiziosi e poi provvedi a fissarti obiettivi a breve, medio e lungo termine.

Ti suggerisco di chiederti ogni giorno: dove sono oggi? dove voglio essere fra 6 mesi? e dove voglio arrivare in 2 anni?
Cerca di non andare mai a dormire la sera senza aver fatto almeno un passo che ti avvicini a questi luoghi dove vuoi arrivare.

E’ necessario essere realisti ma questo non deve impedirti di lasciar volare la tua immaginazione, né di tagliare le ali alla tua ambizione…
E, soprattutto, non lasciare che le tue idee si perdano. Per evitarlo la cosa migliore è un foglio di carta dove potrai appuntarle una dietro l’altra.

Con tutte queste idee che avrai scritto su un foglio di carta o su un blocchetto di appunti, dovrai fare in modo che possano uscir fuori, dovrai trasformarle nei TUOI OBIETTIVI.
E come dicevo prima, non aver paura di fissarti obiettivi ambiziosi, non lasciarti sopraffare da quanto sia complicato conseguirli e, soprattutto, tieni presente che essere ambiziosi, a differenza di quello che ci hanno fatto credere, non è nulla di male (e di questo mi piacerebbe parlarne più approfonditamente in un altro post).
Ordina le tue idee in funzione delle tue priorità e fai in modo che diventino realtà. Senza paura, con determinazione e fiducia in una buona pianificazione.

Come automotivarsi quando le cose non vanno bene

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Non è facile mantenere alta la motivazione. Tuttavia è sorprendente a volte la facilità con cui ci scoraggiamo…

Se c’è qualcosa che ho imparato quando ho deciso di mettermi in proprio è che la motivazione è un fattore chiave per continuare a lottare e realizzare i nostri sogni. Dobbiamo imparare ad automotivarci.
Per raggiungere qualunque obiettivo, dal più ambizioso al più piccolo, avrai bisogno di motivazione: se vuoi creare un’impresa, se vuoi fare sport…qualsiasi cosa tu voglia fare avrai bisogno di motivazione per ottenerla.

Sono consapevole di quanto sia importante la motivazione per realizzare i nostri obiettivi. Per questo voglio darvi alcuni consigli che mi hanno aiutato nei momenti difficili, quando le cose non andavano come avevo previsto, quando i risultati non arrivavano:

Visualizza i tuoi obiettivi

A volte non otteniamo ciò che vogliamo perché non sappiamo esattamente cosa desideriamo.

Prova a fermarti per un momento, siediti davanti a un foglio bianco con una penna in mano e scrivi esattamente quello che vuoi.
Fai una lista di tutto ciò che desideri ottenere. Una volta che lo avrai chiaro e scritto nero su bianco, guarda il foglio.
E’ possibile che a volte dovrai tornare a guardarlo per reindirizzarti e focalizzarti…

Dividi il tuo grande obiettivo in piccoli obiettivi

Ora che sai ciò che vuoi, hai bisogno di un piano, una strategia, perché senza di questa i tuoi obiettivi resteranno solo dei desideri. Inoltre ti assicuro che il semplice fatto di tracciare un piano e conoscere i passi che devi fare per ottenere ciò che vuoi ti servirà a motivarti. Quindi cosa aspetti? inizia a elaborare la tua strategia…Naturalmente sempre con i piedi per terra e stabilendo passi e scadenze che siano realisti.

Pensa positivo

Ogni volta che ti trovi davanti a una nuova sfida, pensa positivo. Pensare negativo attirerà solo cose negative, utilizza questa energia per attirare cose positive.

Non è sempre facile mettere in pratica questo atteggiamento, ma non è impossibile. Quando rintracci dentro di te pensieri negativi, fermati e comincia a vedere le cose da una prospettiva più positiva.

Premiati

Quando il nostro obiettivo ha bisogno di tempo e sappiamo che lo otterremo solo a lungo termine, è facile sentirsi invasi da un senso di stagnazione che mina la nostra motivazione.

Ricordi quando ho detto di dividere gli obiettivi grandi in obiettivi più piccoli? Bene, ogni volta che raggiungerai uno di questi piccoli obiettivi non dimenticare di premiarti. E’ un piccolo risultato che ti avvicina alla tua meta: devi celebrarlo e premiarti per essere riuscito a conseguirlo.

Ti assicuro che se lo farai, con ogni piccolo obiettivo realizzato vedrai la tua motivazione uscirne rafforzata.

Oltre a questi tre consigli che con me hanno funzionato per alzare la motivazione nei momenti stagnanti, è importante che tu scopra quello che ti demotiva.
Tutto gira molto veloce e a volte è necessario mettere il freno e analizzare cos’è che ci ruba energia e consuma la nostra motivazione, a volte non vogliamo neanche vedere la realtà per ciò che è.
Ti invito a farti questa domanda: Cosa mi demoralizza? Sii sincero con te stesso: forse è il tuo lavoro oppure qualcuno che ti è vicino…qualsiasi cosa sia trovala e poi eliminala dalla tua vita. O meglio, sostituiscila con qualcosa che ti motivi e ti dia slancio.

Come avere un blog eccellente

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Quando parliamo di blog, che siano personali o aziendali, la concorrenza è davvero travolgente. Professionisti e imprese hanno iniziato a capire l’importanza dei contenuti e hanno tracciato ognuno la propria strategia
(alcune migliori di altre) rispetto alla quale, il blog, è uno degli strumenti migliori che si possano utilizzare.

Essendo consapevole che la concorrenza e molto grande e molto forte, se vuoi sfruttare al meglio il tuo blog e utilizzarlo per fare la differenza, devi necessariamente elaborare un buon piano. Per esperienza so che solo eccellono coloro che possono contare su una buona strategia e non fanno le cose tanto per, ma sono disposti a farle bene.

La grande domanda che tutti ci facciamo è “perché alcuni blog risaltano e fanno la differenza mentre altri no?
Quel che è certo è che ci sono diversi motivi e fattori che influiscono, ma se analizziamo blog di successo vedremo chiaramente che hanno alcuni elementi in comune che contribuiscono a questo successo:

Un’immagine vale di più di mille parole

La maggior parte dei blog di successo hanno una buona grafica e un’immagine molto curata. Mi spingo ancora oltre e dico che la loro immagine è adattata e personalizzata.

Non si tratta solo di avere un’immagine attrattiva, ma anche che permetta agli altri di identificarsi attraverso di lei. Mi riferisco a coloro che hanno fatto in modo che il proprio blog formi parte della loro identità corporativa, ottenendo che, anche se eliminassero il loro nome o il logo dal sito, gli utenti riconoscerebbero comunque di quale brand si tratti.

Contenuti di qualità

L’ho già detto in tantissimi articoli, i contenuti che offriamo alle persone che ci seguono, agli utenti, ai nostri clienti o potenziali clienti, devono essere originali e di qualità. Devono essere utili, risolvere i loro dubbi o inquietudini, apportare valore.

Se parli sempre delle stesse cose credendo che il semplice fatto di pubblicare articoli in modo regolare ti permetta di avere un blog di successo, ti stai sbagliando. Se vuoi fare la differenza, emergere fra i tanti blog che esistono, dovrai apportare valore offrendo cose diverse: il tuo punto di vista, la tua esperienza, etc.

Inoltre, quando arriva il momento di creare contenuti non limitarti, apri la tua mente e utilizza tutti gli strumenti a tua disposizione; non scrivere solo articoli, crea contenuti attraverso video, immagini, infografiche, podcast, etc.

Quello che c’è dietro al tuo blog

Parliamo di grafica e contenuti, potremmo menzionare l’importanza della diffusione dei tuoi post sui social networks, etc. Ma quello di cui non si parla molto è di ciò che c’è dietro al tuo blog, di tutti gli strumenti e le funzioni che ci aiutano a trasformarlo in uno spazio pratico per gli utenti, funzionale e interessante per chi ci legge e anche per chi si ritrova a fare una ricerca, etc.

I blog che funzionano bene, che fanno la differenza in mezzo a tanti, hanno una serie di componenti o pluggings che ci permettono di introdurre nuove funzionalità (a volte visibili e utili per gli utenti, altre utili solo per noi; e che ci portano informazioni preziose per gestire il blog).
A volte questi strumenti sono gratis, ma altre volte no. E’ necessario imparare a valutare quali sono quelle importanti, necessarie e che ci aiutano a portare il nostro blog su un altro livello.

Crea il tuo personal branding passo dopo passo

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Quando mi fanno domande sulla mia carriera di imprenditore rispondo sempre che diventare imprenditore ha cambiato radicalmente la mia vita.
Il cammino non è stato facile, però senza alcun dubbio iniziare a lavorare sul mio personal branding e cominciare a scrivere il mio blog ha portato molte cose buone nella mia vita, professionale come personale.

Se sei disposto/a a costruire il tuo personal branding spero che questi consigli, frutto della mia esperienza, ti aiuteranno a svilupparlo e fortificarlo, permettendoti di avanzare verso i tuoi obiettivi:

Cos’è il personal brand?

Quando si tratta di definizioni possiamo sempre ricorrere a Wikipedia, che dice:

L’espressione Personal Branding(mutuata dalla lingua inglese) indica la capacità di promuovere se stessi, al fine di essere gradito o comunque appetibile nei confronti di una comunità di consociati, con modalità simili a quanto avviene in campo economico, con i prodotti commerciali.
A differenza di altre discipline di miglioramento personale, il personal branding suggerisce di concentrarsi oltre che sul valore anche sulle modalità di promozione.
.

Questa definizione è corretta. A me però piace dargliene un’altra. Per me il personal branding è ciò che gli altri percepiscono di noi; consiste in quello che dicono di noi (specialmente quando non siamo presenti).

Prima di cominciare a creare il tuo personal branding…

Prima di cominciare a pianificare e lavorare sul tuo personal branding devi sapere che sarà una gara sulla lunga distanza. Un personal branding non si costruisce in due giorni, neanche in tre. Quindi armati di coraggio, passione e pazienza.

Non c’è un ascensore per il successo, dovrai prendere le scale per salire.
E la migliore compagnia che potrai avere al tuo lato, per salire poco a poco, gradino dopo gradino, è la disciplina.
Avrai bisogno di un piano, una strategia e molta disciplina per farlo.
Questo è uno dei segreti del successo: obiettivi, pianificazione, disciplina e costanza.

Infine devi sapere che sarà la tua passione a guidarti.Quella che determinerà il tuo percorso. Quella che ti guiderà quando il gioco si farà duro. Per questo motivo la passione è così importante in ciò che facciamo.

Crea il tuo personal branding passo dopo passo

Sei pronto per creare il tuo personal branding?

Quando si parla di personal branding non ci sono verità assolute, questi però sono i passi che mi hanno permesso di costruire e sviluppare il mio personal branding:

Passo 1: Definisci quello che ti differenzia

Prima di fissare degli obiettivi, o pianificare qualsiasi strategia, è importante avere chiaro ciò che ti differenzia rispetto al resto dei professionisti, qual’è il tuo valore aggiunto, cosa ti rende differente e cosa offri nel mercato.

Prima di andare avanti devi avere questo punto molto chiaro altrimenti dopo rischi che tutte le tue strategie falliscano. Prenditi il tuo tempo, interrogati, fatti domande, scrivi la tua storia, fai una lista delle tue qualità…

Passo 2: Stabilisci i tuoi obiettivi ed elabora una strategia

Le domande che devi farti sono dove voglio arrivare? cosa voglio ottenere?

Non mi riferisco a utopie o illusioni senza fondamenta. Si tratta di porsi queste domande e dare risposte realistiche. Dove vuoi stare da qui a un anno? e fra due anni?

A chi si rivolgono i tuoi servizi e che tono vuoi usare? Queste sono le domande successive.

E’ importante definire molto bene gli obietti a breve, medio e lungo termine. E in base a questi, sviluppare una strategia che ti aiuti ad avanzare verso di loro.

Passo 3: Passa all’azione

Adesso sai cosa ti differenzia, quello che offrirai sul mercato, cosa desideri ottenere e quello che devi fare per ottenerlo. Però per ottenere questi risultati devi metterti in cammino…

Senza un piano d’azione che ti metta in marcia e ti permetta di iniziare ad avanzare non otterrai nulla. Quindi PASSA ALL’AZIONE!

Metti sul tavolo le risorse sulle quali puoi contare, gli strumenti di cui hai bisogno, i canali che andrai a utilizzare per lavorare sul tuo personal branding, le scadenze che ti permetteranno di raggiungere gli obiettivi, di cosa hai bisogno che ancora noi hai e in che modo riuscirai a ottenerlo…

Vivere facendo quello che ti appassiona è una delle maggiori soddisfazioni che una persona può avere, per questo ti auguro di ottenerlo e che questo post ti sia d’aiuto e ti stimoli a condividere in che punto del cammino ti trovi, sarei felice di conoscerti e sapere quello che stai facendo per sviluppare il tuo personal branding.

Non fare paragoni

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Dice un vecchio proverbio che “i paragoni sono odiosi.”
E nonostante lo siano per davvero c’è però sempre qualcosa che scatta dentro di noi e che ci porta a paragonarci continuamente agli altri.

Ognuno di noi ha un punto di riferimento, un modello al quale si ispira. Anche più di uno. Avere dei punti di riferimento è positivo, può essere una fonte di motivazione, ma solo se gestiamo la cosa in maniera sana e vediamo all’altra persona come un esempio, senza cadere in inutili paragoni.

Paragonarci agli altri è un’abitudine che può finire col danneggiarci seriamente, sottoponendoci a un continuo stress e facendoci perdere la concentrazione.

Nessuno ha detto che sia facile disfarsi di quest’abitudine, ma quando decidi di farlo e smetti di paragonarti agli altri, automaticamente la tua vita diventa più rilassata, anche l’autostima e la fiducia in se stessi ne escono rafforzate.
Inoltre è proprio quando smettiamo di concentrarci sugli altri e riportiamo l’attenzione su noi stessi che iniziano ad apparire interessanti opportunità, che adesso possiamo vedere solo perché finalmente non siamo più impegnati a guardare da un’altra parte. E ora si che è possibile approfittare di queste opportunità!

Se hai l’abitudine di paragonarti agli altri, questo può influenzare il tuo sviluppo e frenare il raggiungimento dei tuoi obiettivi. Forse questi consigli potranno aiutarti a cancellare definitivamente questa cattiva abitudine:

  1. Dietro l’abitudine di paragonarsi agli altri si nasconde un grande problema:l’autostima ne viene influenzata.
  2. Per farla finita con questa abitudine fai attenzione ai momenti in cui ti stai paragonando agli altri e frena la tua mente, sii cosciente, non permetterle di prendere il sopravvento.
  3. E’ importante che rifletti sulla tua situazione e ti convinca profondamente che hai sempre la possibilità di cambiare e migliorare sempre che tu lo desideri e ti proponga di farlo.
  4. Se ancora non ce l’hai, cerca uno scopo per la tua vita.
  5. Soprattuttodevi sapere che sei una persona unica e speciale. Non sei uguale a nessun altro e nessuno è uguale a te. Fin dove arriverai dipende solo da te.

Per concludere ti raccomando, quando ti senti tentato a fare paragoni, di guardarti indietro e considerare tutto quello che hai ottenuto fino a questo momento. Se sei arrivato sin qui puoi avanzare sin dove lo vorrai, per te stesso, rimanendo te stesso.

Avanti!

Intervista a Leonardo Penotti (@penotti)

Fare la conoscenza di qualcuno che ha percorso lo stesso cammino che vorresti intraprendere tu, quando si tratta di avviare un’attività, scoprire le sue esperienze, sapere quello che pensava quando ha cominiciato, quello che pensa adesso, quello che senza dubbio farebbe di nuovo e quello che invece ha imparato dagli errori, secondo me, è davvero di grande aiuto per qualsiasi imprenditore.

Per questo ho deciso di aprire una nuova rubrica qui sul blog, uno spazio che dedico alle interviste agli imprenditori. E ho avuto il piacere di conoscere e inaugurare questa sessione con Leonardo Penotti (@penotti).

Argentino di origine italiana, Penotti è Ingegniere dei Sistemi di Informazione, Consulente I.T. in Comunicazione e Politica e imprenditore.


penotti

Per poterti conoscere un po’ meglio ci racconti brevemente qualcosa di te?

Vivo a Rosario, Argentina, dove sono nato e cresciuto. Sono Ingegniere dei Sistemi di Informazione e Consulente I.T. in Comunicazione e Politica

Che influenza hanno avuto i tuoi genitori su di te?

Sono cresciuto in un tipico ambiente della classe media lavoratrice, ricevendo molto amore soprattutto da parte dei miei genitori. Da loro ho imparato il valore della parola, dell’empatia, del rispetto, l’onestà e soprattutto l’importanza che ha per se stessi aiutare qualcun altro. Tutto questo me l’hanno insegnato attraverso il loro esempio senza bisogno che mi dicessero nulla.

Quali sono le tue origini?

Ho origini che risalgono all’Italia del nord, precisamente in Piemonte. Per questo ho la nazionalità italiana, oltre a quella argentina. I miei nonni facevano lavori completamente diversi da quelle che sono oggi le mie inclinazioni: litografia, metallurgia, pittura e arti plastiche. Certo nessuno di loro aveva un orientamento professionale simile al mio, che non sono attratto solo dall’Ingegneria, ma dall’arte in generale. Se parliamo invece delle mie origini etniche, come gran parte degli argentini, ho nel corpo sangue italiano, libanese, francese e creolo.

In quale momento della tua vita hai deciso di diventare Ingegnere in Sistemi di Informazione?All’incirca all’ultimo anno delle scuole elementari.

Raccontaci qualcosa su come è iniziata la tua carriera come Ingegnere in Sistemi di Informazione

Mi sono laureato come Ingegnere dei Sistemi di Informazione nella mia città, con una formazione statale all’ Universidad Tecnológica Nacional e successivamente con una formazione privata presso l’ Universidad Abierta Interamericana.

Quali corsi hai trovato utili come complemento alla tua carriera?

Mentre frequentavo la facoltà partecipavo a seminari e corsi affini e interdiscipinari come per esempio  “Unified Modeling Lenguaje”, analisi dei dati, architettura del software, nuove tecnologie e altre. Anche lo studio delle lingue è stato rilevante, perché per mantenere il passo è necessario leggere le bibliografie nella loro lingua originale, e questo ti permette di apprendere i concetti esattamente come gli esprime l’autore senza alcuna manipolazione.

Parlando di libri, quali libri o autori hanno svolto un ruolo determinante durante il tuo periodo da studente?

Ce ne sono molti. Le specializzazioni all’interno di questo tipo di lavoro sono talmente tante che mi sarebbe impossibile raccomandare solo una parte delle letture più adatte. Certamente però posso citare alcuni grandi autori che hanno trattato temi in maniera integrale e anche quelli che ne hanno parlato in maniera specifica. Ad esempio Thomas Cormen, William Stallings, Charles Leiserson, Craig Larman, Ronald Rivest, Andrew Tanenbaum, Abraham Silberschatz, Clifford Stein, fra i tanti. Quel che è certo è che nessuno dei loro libri può deludere.

 

Parlando invece di libri e autori non accademici ma ricreativi, quali preferisci? Anche relazionati con le nuove tecnologie.

Partendo dal fatto che i generi che più mi affascinano sono il distopico e il cyberpunk, gli autori che  più mi piace leggere sono William Gibson, George Orwell, Aldous Huxley, Ray Bradbury, Phillip Dick, Alan Moore, Masamune Shirow, Phyllis James e qualcun altro. Allo stesso modo mi vengono in mente grandi registi che mescolano distopia e surrealismo come per esempio Hideaki Anno, Terry Gilliam, Fritz Lang, Luis Buñuel, David Lynch, David Cronenberg, Alejandro Jodorowsky e l’elenco sarebbe ancora lungo.

Qual’è stato il tema della tua Tesi di Laurea?

La mia tesi era incentrata su una piattaforma virtuale universitaria per docenti e studenti sviluppata come un modello integrale di attività. Grazie all’aiuto di diversi docenti abbiamo testato il software online in vari corsi della Facoltà, per tutto il processo di sviluppo. I risultati furono molto buoni e hanno dimostrato come la resistenza al cambiamento in ambito accademico tende a diminuire.

Ricordi alcune materie che ti hanno fatto venire “il mal di testa”?

Mi piace molto la matematica e non posso dimenticare materie come “Fisica delle Leggi di Einstein”, “Elettromagnetismo in Stato Solido II” e alcune altre che in questo momento non ricordo sicuramente.

Come e quando è iniziata la tua carriera professionale?

Mentre stavo finendo l’università, a 25 anni, insieme a un gruppo di professionisti ho fondato nella città di Buenos Aires la prima impresa in Argentina che offriva servizi su piattaforme immersive. Oltre a ricoprire il mio ruolo gestionale ho ricoperto anche le mansioni di project manager e sviluppatore. La mia specializzazione mi ha permesso di essere l’unico programmatore in questo momento nel campo del linguaggio orientato a oggetti di Linden Lab e di Opensim.

Ricordi alcuni incontri curiosi con i tuoi primi clienti?

Ricordo una situazione molto divertenete dove un cliente mi disse: “Sei il primo Ingegnere dei Sistemi che conosco ad essere anche estroverso”. Fu molto carino.

Quali progetti o sviluppi furono maggiormente trascendenti o rilevanti, sia per te che per il cliente?

Ho avuto l’opportunità di portare avanti progetti immersivi nell’area politica per il Governo della Città Autonoma di Buenos Aires, nell’area educativa per la Universidad Argentina de la Empresa (U.A.D.E.), in Tics per la Rete delle Scuole Medie,  in ludicizzazione per Sedal Argentina per mano della conduttrice Mariana Fabbiani e nell’area multimediale per Radio Del Plata grazie al giornalista Jeorge Lanata, fra i tanti. Una volta conclusa questa tappa ho fatto alcuni laboratori e seminari inerenti questo tema.

C’è qualche annedoto che vorresti raccontarci di questa tappa?

Senz’altro mi piacerebbe rendervi partecipi delle difficoltà incontrate al momento di registrare l’impresa sulle piattaforme virtuali, in particolare per quanto riguardava il titolo, perché questa categoria non esisteva. Inoltre, a livello internazionale, non esisteva ancora Oculus, né Google o Facebook avevano investito in questa tecnologia, perché non era di uso di massa. Comunque non nego che l’esperienza più divertente fu quella con Jeorge Lanata. Era la prima volta che faceva uno streaming dal vivo connettendo un programma radio a una piattaforma virtuale accessibile al pubblico. Quando seppe che venivo da Rosario ricordo che disse scherzando: “Ma voi rosarini siete da tutte le parti, non è possibile”.

Un progetto all’interno di questi sviluppi che si è distinto per la sua trascendenza?

Un’esperienza molto gratificante è stata vedere uno dei miei sviluppi educativi presentato in CNN in spagnolo.

C’è un progetto o uno sviluppo che in questo momento ti entusiasma più degli altri?

Mi entusiasma molto la consulenza I.T. in politica e comunicazione. A livello internazionale è più struttrato, pensato bene e retto da una grande infrastruttura di dati. Qui molte volte lo si fa in maniera disordinata, quando in realtà si può fare molto meglio visto che abbiamo le risorse umane e le infrastrutture necessarie. In questo senso ho lavorato in strategie di campagne politiche virali e integrate per candidati con carica esecutiva, legislativa e centri di quartiere. Un ventaglio professionale che va dalla pianificazione della strategia generale, la ricerca e la capitalizzazione delle risorse, passando per l’analisi dei dati, fino alla formazione degli utenti finali. In questo caso particolare, non cito i nomi dei candiati per questioni di protocollo.

Un’esperienza personale o lavorativa che ti ha segnato?

Bè la vita ipso facto ci sorprende sempre. Per motivi di salute in famiglia, dopo l’esperienza come imprenditore sono tornato a lavorare più vicino a casa. Ho organizzato e portato avanti tutto il processo di recupero e riabilitazione della salute di mia madre. Desideravo avere la possibilità di restituire tutto quello che mi avevano dato e continuavano a darmi le persone a me più care e grazie a questo ho affrontato nuove sfide con una visione rafforzata di quello che è realmente importante nella vita. Per la mia esperienza personale quello è stato un momento di svolta.

Al giorno d’oggi quali sono le sfide che un Ingegnere in Sistemi di Informazione credi debba affrontare?

Questo lavoro ha molte ramificazioni e confini, per questo si potrebbero contare molteplici sfide. Se parliamo di sfide in generale allora potrei concentrarmi su quello con cui un ingegnere appena laureato o anche uno già avviato deve fare i conti, le definizioni stigmatizzate come ad esempio  “riparatore di PC”, “programmatore”, “hacker”, “disegnatore di pagine web”, etc.

Potrebbe sembrare uno scherzo ma nel nostro paese e in generale in Sud America, gli Ingegneri di Sistema sono confusi spesso con altre professioni tecniche. Molte volte infatti si pensa erroneamente che l’Ingegnere di Sistemi debba sapere tutto circa la tecnologia, hardware, software o qualsiasi altra tematica relazionata. Nonostante sia una professione “relativamente” nuova se paragonata ad altre che hanno alle spalle secoli di storia, c’è una grande disinformazione da parte delle persone in generale, professionisti e non.

Questo non significa che non rispetto le persone che di professione programmano o riparano pc, tutto il contrario, mi riferisco invece alla confusione che genera poi il problema della scarsa remunerazione quando viene assunto un Ingegnere dei Sistemi per fare un lavoro che non gli compete. Una grande piaga è il fatto che si dà uno stipendio con valore tecnico a coloro che ad esempio hanno fatto un corso di linguaggio di programmazione, ma che non hanno alcuna formazione universitaria. E, torno a ripetere, non mi esprimo su altri professionisti, mi riferisco al fatto che non sta bene assumere un Ingegnere dei Sistemi di Informazione per realizzare unicamente ed esclusivamente il lavoro di programmatore. Qui la colpa ce l’ha l’impresa che sa bene quello che sta facendo ma tuttavia lo fa ugualmente. Un ingengere ha competenze integrate, vede i processi con gli occhi di un’aquila, ha risorse umane, infrastrutture e moltissime altre conoscenze che ha sviluppato grazie alla sua formazione universitaria.

Se dovessi ricominciare la tua carriera professionale come imprenditore, sapendo quello che l’esperienza ti ha insegnato sino ad ora, cosa faresti di diverso?

“Essere perfezionista è quello che molte volte mi rimprovero”

É una risposta molto difficile perché come esseri umani siamo costretti a prendere delle decisioni in ogni secondo della nostra vita. Però posso affermare che non mi pento di nulla di quello che ho fatto a livello professionale, perché tutto quello che ho sviluppato l’ho fatto con coscienza e con la stessa professionalità, indipendentemente dalle dimensioni del progetto. Questo mi dà tranquillità, essere onesto. Essere perfezionista è quello che molte volte mi rimprovero.

Che consigli daresti a quei professionisti o imprenditori che desiderano avere successo?

“Il valore aggiunto più importante per un professionista è la sua onestà. Saper dire no al momento giusto. E vorrei ricordare loro di prendersi sempre cura dell’ingegneria sociale, che è l’hacking umano, questo è il vero cavallo di troia.”

Anzitutto mi piacerebbe sapere qual’è la loro definizione di successo. Sembra un cliché, ma posso affermare empiricamente che il successo è qualcosa di molto personale.

Per me il successo significa fare un lavoro che mi appassiona e avere la certezza che i miei affetti sono esattamente là dove desiderano stare e che sono felici. Non mi piace dare consigli come se fossero massime, però posso prendere quello che dalla mia esperienza lavorativa ho colto di positivo. Il valore aggiunto più importante per un professionista è la sua onestà, se uno è onesto con il suo cliente e questo ha la capacità di vedere e dare valore alla sua onestà, non avrei dubbi nel concludere un accordo con lui. Per onestà non mi riferisco solamente al fatto di non mentire ma anche alla capacità di dire quello che il cliente non è preparato o non vuole sentire, ma che nel momento in cui si apre a questo ottiene un beneficio assicurato. Voglio dire, non essere politicamente corretti per tutto il tempo. Anche essere sufficientemente umili per capire le esigenze irrealizzabili del cliente, stabilire un rapporto di empatia affinché lui capisca che sei dalla sua parte e lavori nell’interesse di entrambi. Creare un’atmosfera di lavoro il più tranquilla è piacevole possibile, sia se ci si trova dalla parte di chi fa le regole che dall’altro lato. Cercare di ricordarsi che se una persona dirige il progetto quella persona è il leader del gruppo, non il capo, questa è una grande sfida tanto professionale come emozionale.  Saper dire “no” al momento giusto perché si è consapevoli che sostenere un “si” nel tempo è impossibile. Infine vorrei ricordare loro di prendersi sempre cura dell’ingegneria sociale, che è l’hacking umano, questo è il vero cavallo di troia.

Oggi qual’è la tua motivazione principale?

Uscire dall’area di confort è la mia motivazione

Mio padre quando ero piccolo mi ripeteva sempre questa frase: “Devi sempre questionare su tutto, rispondere alla domanda di qualcuno con un altro e perché?”. Non dimenticherò mai questo, quella sete di conoscenza, di curiosità, essere sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, uscire dall’area di confort è la mia motivazione. Quando si dice che la nostra generazione è bombardata di informazioni e per questo saturata, non è il mio caso, perché penso che abbiamo la capacità di discernere chi o quale informazione è utile o vera. E se non hai questa capacità puoi chiedere consiglio a qualcuno che invece ce l’ha. In quanto a motivazione personale credo, come ho detto prima, che aiutare il prossimo è il migliore impuso e anche quello più gratificante.

Facebook o Twitter? E perché?

“Da un punto di vista personale scelgo Twitter, perché è il social network più democratico. Su Twitter cittadini e politici sono allo stesso livello”

Da un punto di vista personale scelgo Twitter, perché è il social network più democratico che esiste.  Nel bene e nel male agisce come una via di comunicazione diretta fra persone che non potrebbero mai incontrarsi in altri modi. Dico nel bene e nel male perché ovviamente qualsiasi persona che si nasconde dietro un profilo falso si prende la licenza di dire qualsiasi cosa rimanendo impunito e altre persone potrebbero anche prendere per vere notizie che non lo sono, tuttavia la colpa è di chi non controlla le fonti delle notizie che legge.

Ma il lato positivo è che si può parlare senza filtri con qualsiasi persona o personaggio di cui si ha bisogno e inoltre trasmettere un messaggio che sia pubblico affinché venga raccolto da milioni di persone, senza necessariamente essere in relazione di “amicizia” con questi. In altre parole Twitter mette sullo stesso piano un utente e un politico, si trasforma in una comunicazione orizzontale, anche se questo non si applica o non vale nella vita reale. Twitter è “LO” strumento comunicativo più importante della rete, perché si è convertito nella voce ufficiale di politici, eventi, dichiarazioni giornalistiche, etc. Un esempio a me vicino è quello del dibattito fra candidati alla presidenza  in Argentina, il primo nella storia dove tutte le voci politiche sono passate attraverso questa rete. Twitter per sua natura è la rete di partecipazione attiva o attivista, ovviamente se la si usa bene.

Facebook invece ha un uso più passivo, ossia l’utente aspetta di leggere quello che già è stato deciso che legga per avere un’esperienza più diveretenze e priva di dibattito esterno. Anche il controllo dei commenti segue una metodologia più restrittiva, perché possono essere cancellati molto facilmente da un amministratore, una visione totalmente opposta alla libertà di azione che dà Twitter.

Il meglio di Twitter è non leggere le catene che si condividono sulle bacheche di Facebook.

Se invece parliamo di marketing, pubblicità e questioni che si riferiscono al posizionamento di brand, la questione andrebbe analizzata in maniera più minuziosa, con un altro senso della prospettiva e sarebbe un tema molto più grande per poterne parlare qui.

Mi ricordo che a un evento di fumetti ho avuto la possibilitò di fare una domanda a David Lloyd, il disegnatore di “V per Vendetta” circa l’uso che  fa “Anonymus” nelle reti sociali della maschera di Guy Fawkes, ed egli mi rispose: “Non appoggio nessuna causa ingiusta, ne qualche movimento in particolare, ma se è per una buona causa non ci vedo nulla di male nell’usare qualsiasi tipo di maschera”.

Senza entrare in temi più complessi come il caso PRISM o altri più polemici come l’uso dei dati privati degli utenti delle reti sociali, mi piacerebbe chiudere questa domanda con una frase di Orwell che utilizzo per riferirmi all’uso differente delle varie reti sociali: 

“Il giornalismo consiste nel dire cose che altri non vogliono che si dicano; tutto il resto sono pubbliche relazioni”

Per me questo riassume la differenza nell’uso personale fra Twitter e Facebook.

Quali blogs o pagine web sono i tuoi punti di riferimento a livello professionale? Quelli che visiti con maggior frequenza per mantenerti aggiornato…

Mi piace leggere gli articoli attraverso RSS, ossia il testo nella sua forma più semplice possibile. Senza alcun ordine raccomando soprattutto i seguenti: Techcrunch, Wired, Thenextweb, Tech2, Mashable, Theverge, Forbes Technology, Nytimes Technology, Ars Technica, Cnet, Engadget, Lifehacker, fra i tanti.

Come possono seguirti i miei lettori?

Il mio sito personale è penotti.com.ar  e i miei contatti social sono:

Twitter: @penotti (twitter.com/penotti)

Instagram: @penotti (instagram.com/penotti)
LinkedIn: linkedin.com/in/penotti.

Un vero e proprio esempio di passione, dedizione e duro lavoro con il quale è stato un vero piacere parlare. E se ancora non lo conoscevi spero che anche per te sia stato un piacere scoprirlo.

 

leonardo penotti

Leonardo Penotti exponiendo en el Centro de Expresiones Contemporáneas.